Igiene emozionale: cos’è e perché preoccuparsene

Da un secolo la nostra aspettativa di vita è cambiata perché ci prendiamo più cura della nostra igiene personale. Ma cosa succederebbe se tenessimo in conto l’igiene emozionale tanto quanto quella del corpo?



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Il simpatico psicologo Guy Winch in un video per TED lascia il pubblico a bocca aperta con un fantastico parallelismo tra igiene personale e igiene emozionale. La sua teoria è che se la nostra aspettativa di vita è aumentata del 50% solamente iniziando a lavarci corpo, mani, denti… Cosa succederebbe se noi la smettessimo di sottovalutare stati emotivi quali la solitudine, la depressione e il senso perenne di fallimento?

L’aspettativa di vita della solitudine curando l’igiene emozionale


La premessa è che l’aspettativa di vita, negli ultimi 100 anni, è aumentata del 50% solamente imparando a lavarci, curando il sistema fognario, lavando i vestiti… Insomma, migliorando la nostra igiene personale.

La realtà è che la solitudine cronica provoca innalzamento dei valori del colesterolo e della pressione sanguigna e compromette la buona funzionalità del sistema immunitario. La solitudine cronica è stata paragonata ai danni delle sigarette, ci dice Guy Winch. Le persone che soffrono di solitudine, pur essendo circondate da altri individui, ma totalmente disconnesse emotivamente e socialmente dal mondo, hanno un tasso di aspettativa di vita più basso del 14%: che non è poco!

L’ipotesi è che, se imparassimo a individuare i sintomi della solitudine, potremmo annullare questo abbassamento della % di vita di 14 punti percentuali su 100. Secondo il professor Winch, nel suo libro tradotto in italiano come “Pronto soccorso Emozioni” (con un titolo non molto fortunato, secondo me! – ma con un contenuto che merita eccome), esistono semplici mezzi per prenderci tutti cura della nostra igiene emozionale.

Come prendersi cura della propria igiene emozionale?


I tipici mezzi non utili e abusati oggi sono esagerare con il vino/birra/cocktails, esagerare con il cibo extra fame, diventare asociali e aggressivi nei confronti del mondo esterno. Tutti mezzi facili e veloci ma non utili a lungo termine. Cosa suggerisce allora Guy Winch nel suo libro:

1. Il primo passo è quello della Mindfulness, cioè della consapevolezza senza giudizio e nel presente. Le emozioni dolorose, quali la solitudine, la perdita, il rifiuto, la bassa autostima, il senso di colpa deve innanzitutto essere riconosciuto da chi lo prova. Spesso, spessissimo, si vive senza rendersi conto che il sistema nervoso, la mente e il cuore soffrono. Si tira avanti, la quotidianità prende il sopravvento e – via così – per mesi, per anni, fino a che poi il crollo non diventa fisico e allora – finalmente – ci si accorge di cosa succedeva e che, da un punto di vista emozionale, era evidentissimo!

2. Il secondo passo è quello di ricoscere i propri punti forti. Lo psicologo propone un percorso di “self-affirmation” (e non di “positive affirmation” che suonano tanto false se abusate da chi se le dice!).Lui propone di trovare almeno 5 qualità che si crede veramente di possedere, elencarle e poi scrivere per ciascuna qualità un piccolo tema. Il tema dovrà trattare l’utilità della caratteristica della personalità, perché è importante, perché lo è stata in casi passati, come è stata giudicata da altri nel passato e come potrà essere utile adesso… nonostante il sentimento di rifiuto, i sensi di colpa, l’asocialità o il senso di fallimento continuo.

3. Per prendersi veramente cura della propria igiene emozionale, Guy Winch propone di prendersi cura dell’amplificatore della positività, l’autostima. Come io suggerisco nel mio audio formativo “Autostima Più”, l’autostima non è un pacchetto che “o ce l’hai o non ce l’hai”, a volte è alta, a volte troppo alta, a volte bassa… Varia nell’arco della giornata, l’importante è non farla variare di tanto e non farla andare troppo verso il basso.

Una buona Auto-stima


L’autostima più alta ci rende più resistenti a scossoni emozionali e a prenderci cura della nostra igiene emozionale senza pensarci. Una buona autostima:

  • ci fa sentire in controllo,
  • ci cambia totalmente il dialogo interno,
  • ci incoraggia,
  • ci apre le porte delle possibilità,
  • ci mostra un futuro di soluzioni,
  • sviluppa le nostre capacità di problem solving.

Sempre sull’onda dello scrivere, Guy Winch qui consiglia di immaginare di scrivere una lettera a un amico che riscontra dei problemi come quelli che AVEVAMO noi. Scrivergli e incoraggiarlo, dirgli quanto è bravo in questo e quello, cosa gli viene bene, parlare VERSO il positivo, essere gentile, compassionevole, incoraggiante…




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